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Tasmania, il nuovo romanzo di Paolo Giordano

Qualche giorno fa ho terminato la lettura dell’ultimo libro di Paolo Giordano, uscito per Einaudi Editore nella collana Supercoralli: “Tasmania”, già premiato con il titolo di miglior libro dell’anno secondo La Lettura del Corriere della Sera. Come sicuramente ricorderete, Paolo Giordano vinse il Premio Strega e il Premio Campiello Opera Prima nel 2008, quando per Mondadori pubblicò “La solitudine dei numeri primi” e da quel momento in poi ha scritto tanti successi come “Divorare il cielo” e l’ultimo saggio “Nel contagio” uscito durante la pandemia del 2020.

Di che parla questo romanzo?

Se dovessi spiegarvi cos’è “Tasmania”, probabilmente non riuscirei a darvi una risposta univoca perché è un libro che racchiude tante esperienze diverse tra loro al punto che non credo sia facile da decifrare. Il romanzo si apre con una narrazione in prima persona, i capitoli sono brevi e la voce narrante è proprio quella di Paolo Giordano che si apre al pubblico mostrando una parte molto intima della sua vita privata.

Ora, non è importante se quello che racconta sia vero o inventato, non andrò a documentarmi sulla veridicità di quanto ha scritto l’autore torinese, mi interessa però che questa finzione narrativa mi abbia tenuta incollata alle pagine per una settimana.

Trama

La storia racconta le vicissitudini personali di P.G. (così si firma il narratore), un uomo sui quarant’anni che si trova combattuto lavorativamente e emotivamente: vorrebbe scrivere un libro sulla bomba atomica, ma fa fatica e arranca perché le sue ricerche non lo portano a nulla di producente e nel frattempo il suo matrimonio con Lorenza è in crisi. Paolo e la moglie sono in una fase in cui è necessario allontanarsi per riuscire a ricalibrare i propri sentimenti.

La narrazione

La narrazione scorre velocemente e chi legge si trova catapultato all’interno di una sorta di diario privato di Giordano, in cui si entra in punta di piedi, talvolta con un certo timore di star leggendo qualcosa di troppo intimo e riservato.

P.G. racconta le proprie vicende personali con una naturalezza cristallina, aprendosi al lettore senza il timore di essere giudicato; nel frattempo ci parla delle vere protagoniste di questo romanzo: le nuvole. Attraverso tanti esempi di articoli scientifici, l’autore ci presenta dei paesaggi e panorami naturalistici invidiabili e, insieme a questi, ci racconta la paura per il futuro, l’inquinamento, i virus e va in cerca del posto che gli scienziati considerano l’ultimo paradiso rimasto in terra: la Tasmania.

Un viaggio dentro di sé

Quello di Giordano è un viaggio dentro sé stessi e attraverso la natura che ci circonda; è un testo che mira a far pace con la propria intimità, soprattutto nei momenti in cui ci si piace di meno. L’ultima frase del libro, secondo me, vale l’intera lettura.

Chi si aspetta un romanzo canonico sicuramente ne rimarrà deluso, chi invece è alla ricerca di un viaggio individuale dentro le proprie insicurezze e i momenti di stagnazione che capitano durante la vita, potrà trovarvi consolazione e persino comprensione. Io, a distanza di giorni dalla fine della lettura, non ho capito se questo viaggio resterà con me a lungo o sarà fugace come le nuvole, ma nel frattempo mi sono goduta il panorama.

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