Libri

Mia sorella è una serial killer, Oyinkan Braithwaite

  • Autrice: Oyinkan Braithwaite
  • Titolo originale: My sister, the serial killer
  • Editore: La Nave di Teseo
  • Traduzione: Elena Malanga
  • Collana: Oceani
  • Data uscita: 02/07/2020
  • Pagine: 232
  • Prezzo di copertina: € 19,00

«Mia sorella mi chiama e mi dice: “Korede, l’ho ucciso.”

Avevo sperato di non sentire mai più quelle parole».

L’incipit del romanzo “Mia sorella è una serial killer”, pubblicato per la prima volta nel 2018 e portato in Italia dalla casa editrice La Nave di Teseo qualche settimana fa, si apre con queste parole che ci proiettano direttamente al centro dell’azione. Oyinkan Braithwaite è una scrittrice classe 1988, giovane promessa della letteratura nigeriana che ha vissuto la prima infanzia a Lagos, in Nigeria, per poi trasferirsi in Inghilterra.

L’autrice

Questo è il suo romanzo di esordio ma la scrittrice ha pubblicato altre antologie e frequentato la scuola di scrittura creativa. Anche se è giovane, da parte di Braithwaite si nota una certa sapienza nella scrittura e strutturazione della trama. Il romanzo è ambientato a Lagos, e già questa è una novità: in Italia non siamo abituati a leggere libri che parlano di contesti non occidentali.

Nel nostro Paese, quando si parla di Africa e di Nigeria, siamo abituati allo stereotipo dei ragazzi africani che muoiono di fame, o sopraffatti dalla criminalità; invece, in questo romanzo, l’autrice ci mostra un’altra Nigeria. Korede e la sorella, Ayoola, sono benestanti, vivono in una grande casa insieme alla madre e hanno una domestica che le aiuta nelle faccende di casa.

Braithwaite rivendica la libertà di ambientare il romanzo a Lagos ma di non parlare dei problemi che affliggono la città. In questa che definirei una commedia dark, (anche se non è semplice inserire questo libro in un genere ben definito), la protagonista è Korede, una giovane infermiera ospedaliera, sorella maggiore di Ayoola, una bellissima ragazza che però è molto viziata e si mette sempre nei pasticci.

Una dark comedy

Dall’incipit e dal titolo del romanzo, si comprende immediatamente chi sia l’assassino, ma poco importa, perché questo non è uno di quei gialli in cui il lettore deve scoprire chi è l’artefice dei crimini. Qui, la situazione è ribaltata perché abbiamo chiaramente di fronte una serial killer che è, al contempo, la classica figlia minore: viziata e supportata in tutto e per tutto dalla sorella maggiore, Korede, appunto.

La vicenda è surreale, ma se lo scopo è quello di tenere incollato il lettore alle pagine di questo libro, da quale vi sarà impossibile staccarvi, allora il successo è garantito.

«Qualche giorno fa abbiamo buttato un uomo in mare, ma lei è lì che balla».

I temi del romanzo

I temi che vengono affrontati in questo romanzo, che resta sempre fresco senza mai appesantire la narrazione che scorre velocemente, sono molteplici. Innanzitutto c’è il tema di fondo che è il rapporto tra due sorelle, qualcosa che è difficile da comprendere per chi non ha mai vissuto la sorellanza e soprattutto quel senso di protezione che la sorella maggiore sente nei confronti della sorella minore; un rapporto sorella/figlia che non passa con gli anni ma che semplicemente è amore.

Non è un caso se quello della sorellanza è diventato una sorta di cliché sociale, la sorella maggiore che si prende cura della minore al punto che quest’ultima, si sente spesso de-responsabilizzata e quando si tratta di questioni urgenti, ricerca sempre l’aiuto della sorella maggiore, (a maggior ragione se la questione urgente riguarda un omicidio).

Due sorelle

Un altro tema che è affrontato in via incidentale in questo romanzo è il rapporto tra donne. Le colleghe infermiere di Korede non la sostengono, facendola sentire spesso inadeguata: vengono raccontati numerosi esempi in cui si nota un cambiamento del comportamento da parte della protagonista nei confronti delle colleghe donne che non fanno mistero di giudicarla per l’aspetto fisico. È chiaro che questa discriminazione delle donne sulle donne derivi da una forte tradizione di patriarcato interiorizzato difficile da scardinare ma è pur vero che esiste ancora e permane anche oggi; l’autrice di questo romanzo non fa mistero del fatto che certi comportamenti influiscano sul comportamento delle donne vittime di tali discriminazioni.

Ad impreziosire la narrazione, in questo romanzo abbiamo una serie di elementi tradizionali tipici nigeriani, per lo più sconosciuti in Occidente, che ci fanno conoscere gli abiti tradizionali e la cucina di un altro Paese geograficamente vicino ma culturalmente lontano dal nostro.

Cosa ne penso

Questo libro paradossale, ironico e spiazzante, ha allietato la mia giornata, (dico la giornata perché è impossibile staccarsi dalla lettura di questo romanzo, l’ho terminato in un giorno). I capitoli sono brevi, la traduzione eccellente: ho molto apprezzato le note della traduttrice che ha voluto lasciare inalterato una parte dell’idioletto nigeriano e il nome tipico di pietanze e indumenti.

È un romanzo che in Italia si attendeva da tempo, soprattutto perché ha vinto il Los Angeles Times Book Prize per il miglior crime thriller ed è stato finalista al Women’s Prize for Fiction. La curiosità da parte dei lettori forti era tanta e io sono contenta di aver letto questo libro che reputo un’ottima lettura estiva. Non ci resta che aspettare il prossimo libro di Oyinkan Braithwaite.

«Non so se a Lagos abbiano la tecnologia adatta per investigare a fondo una scena del crimine, ma Ayoola non è mai stata in grado di pulire con la stessa efficacia con cui pulisco io».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *